Condizionamento dell'aria in Italia dagli anni 80 ad oggi
di Carmine Casale
dalla rivista “l'installatore italiano”
SEMBRA CONDIVISIBILE LA CONSTATAZIONE CHE A PARTIRE DAGLI ANNI INTORNO ALLA FINE DEL SECOLO NON VI SONO STATI EFFETTIVI GRANDI CAMBIAMENTI NEI SISTEMI IMPIANTISTICI. AD EVITARE FRAINITENDIMENTI, SI VUOLE DIRE CHE SONO TUTTI IMPIANTI CHE SI POSSONO DEFINIRE A SOLA ARIA, AD ACQUA O MISTI PER I QUALI NON SONO INTERVENUTE ALTRE "SCOPERTE" RISPETTO AI PERIODI PRECEDENTI. CI SONO STATE INVERO IMPORTANTI NOVITÀ NELLE TECNOLOGIE UTILIZZATE, DELLE QUALI SI PARLERÀ - ANCHE SE PER MOLTE DI ESSE SONO MIGLIORAMENTI DI TECNICHE IN FONDO PRE-ESISTENTI.
In circa 60 anni di storia della nostra industria abbiamo fatto esperienze grandissime e diversissime. Dopo la Seconda Guerra Mondiale abbiamo visto una energica rinascita seguita da un periodo di vero "boom" come allora fu definito, fino alla metà degli anni '70. Negli anni successivi abbiamo saputo affrontare crisi di diverse origini, tutte contrarie al nostro sviluppo, ma le abbiamo superate con vigore anche grazie alla stima che ci siamo procurati all'estero dove abbiamo saputo realizzare impianti importantissimi (che non abbiamo esaminato in queste nostre note).
La nascita del condizionamento "residenziale" che si è prepotentemente sviluppato con la fine degli anni '80 ha contribuito a mantenere la nostra supremazia tecnica e commerciale in Europa e paesi limitrofi. II periodo di stasi attuale, che da anni coinvolge comunque tutto il nostro continente, ha fatto maturare riflessioni importanti soprattutto circa le fonti di energia da utilizzare ed il modo di farlo. Tecnologie nuove o rinnovate si sono aggiunte sempre nell'obiettivo del massimo risparmio energetico. Sul tema energia, che è soggetto/oggetto primario dei nostri impianti, possiamo ben dire siamo passati dall'iniziale consumo incontrollato alla paventata sua mancanza quasi totale per poi continuare con un'altalena di disponibilità e costi. Per l'ecosistema siamo passati dalle "grida" di dolore degli anni '90 ad una maggiore consapevolezza dei gravi problemi che ci sovrastano e che si cerca di affrontare, o meglio risolvere, con minore asprezza di posizioni e maggiore apprezzamento delle posizioni di tutti gli attori/spettatori della situazione, gli "stakeholder" come si dice oggi.
Questa situazione ha generato un grande movimento dell'opinione pubblica occidentale che ha spinto il legislatore a emanare norme restrittive intese al risparmio energetico rivolto essenzialmente al rispetto dell'ambiente.
Per i nostri impianti (come per tutte le applicazioni che consumano energia) abbiamo infine acquisito un grande successo che è quella della "sostenibilità" in contrapposizione alla precedente diatriba sulla loro effettiva necessità e utilità (alcuni piccoli residui permangono in certi "opinionisti", che però come tali esprimono ovviamente solo opinioni). La raggiunta "sostenibilità" ci impone un dovere primario: il risparmio dell'energia, qualunque sia la forma in cui ci si presenta perché, come ben sappiamo, anche quella "naturale" non è assolutamente gratuita, anche se praticamente infinita. D'altro canto anche le misure imposte per la protezione dell'ambiente non sono immuni da pesantissimi costi e dall'opinabilità dei risultati.
L'Unione Europea, che è la più attiva nel perseguire la riduzione delle emissioni di C02 equivalente, con la Direttiva cosiddetta 20/20/20 (ammesso che tutti i suoi Membri vi partecipino totalmente) contribuirebbe ad una riduzione dei gas serra "Il periodo di stasi attuale ha fatto maturare riflessioni soprattutto sulle fonti di energia da utilizzare e il modo di farlo, sempre con l'obiettivo del massimo risparmio energetico" calcolata intorno al 2,8% del totale mondiale, il che significa che tutto il mondo invece di emettere 100 emetterebbe 97,2. Questo con un costo valutato intorno allo 0,66% del nostro Pil; il risultato che si otterrebbe fino al 2020 è che la temperatura media si abbasserebbe di 6,2 decimi di grado centigrado in confronto ai 2 gradi che è l'obiettivo globale che si vorrebbe raggiungere se tutti i firmatari di Kyoto facessero il loro dovere. Cosa di cui è consentito dubitare ben conoscendo la posizione praticamente negativa di due dei maggiori contributori, Cina, 1.802 Mt/y e India 430 Mt/y, e di un terzo che nicchia, Usa 1.586 Mt/y, dati Noaa - nella stessa statistica l'ltalia è a 121 Mt/y.
Quanto detto non vuole essere né disfattismo né assunzione di una posizione contraria a quanto si fa. Ben vengano tutte le leggi e le imposizioni che a questo mondo si sono sempre dimostrate indispensabili per raggiungere qualsiasi obiettivo (miliardi e miliardi di parole sono state scritte per regolare la nostra vita di tutti i giorni). Compito essenziale e primario del progettista è quello di raggiungere il risultato prefisso con la minore spesa possibile. Lo è sempre stato, ma per lungo tempo l'energia non ha avuto ruolo prioritario. Oggi lo è. Dobbiamo risparmiare energia a tutti i costi (nel vero senso della parola). Lo dobbiamo fare per il nostro avvenire e per le generazioni future indipendentemente dalla molla che ci spinge a farlo. Se per assurdo ci fosse tanto petrolio gratuito ed esente da emissioni dannose da non creare nessun problema, conservarne per i milioni e milioni di anni in cui questo nostro Pianeta dovrà vivere sarà un grande merito se non una meritevole condotta per ogni padre di famiglia.
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